..:: Elena Simoni ::..
naturalista
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Laureata
in Scienze Naturali, libero
professionista, da anni svolge attività di educazione
ambientale con ragazzi e
adulti. Il suo interesse per tutti gli aspetti della natura non viene
trasmessa
solo in maniera diretta ma anche attraverso la pubblicazione di
articoli
divulgativi editi in alcune riviste territoriali come L’Eco
del Verbano e il
magazine EV – Eventi di territorio e alla stesura di testi
scientifici per
brochure e libretti didattici. |
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"La mia
rubrica vuole essere
ogni mese una
piccola finestra sulla natura che ci circonda. Attraverso i miei
articoli
voglio riportare all’attenzione dei lettori informazioni e
curiosità di
botanica, zoologia, geologia ecc. con
l’intento di trasmettere ad ognuno un po’ della mia
passione." |
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| ..:: LO SVASSO MAGGIORE: UN ESEMPIO DI "STILE" ::.. | |
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Primavera 2012. Quest’anno è iniziata davvero presto, nonostante sia stato un inverno rigido e ricco di neve. C’è un po’ di confusione, non soltanto per noi ma anche per gli animali che scandiscono i loro ritmi biologici con l’avanzare delle stagioni. Ho ricominciato le mie passeggiate “ornitologiche” lungo il fiume già a partire dalla fine di febbraio e subito mi sono accorta che qualcosa non tornava. Tra le diverse specie di uccelli acquatici (germani, folaghe, gallinelle e svassi) i gruppi invernali si erano già sciolti e per molti individui le coppie erano già formate. Non ho potuto fare a meno di inseguire per l’intero weekend due svassi (un maschio e una femmina) che si rincorrevano e corteggiavano pronti a “mettere su” famiglia insieme. Lo Svasso maggiore è uno degli uccelli acquatici per eccellenza. Di origine molto antica, mostra caratteristiche morfologiche perfettamente mirate alla vita acquatica: corpo affusolato, zampe lobate e arretrate, coda corta, ali strette e appuntite e penne perfettamente impermeabilizzate permettono agli svassi di tuffarsi rapidamente in acqua raggiungendo profondità di 2-3 metri e nuotando per tratti piuttosto lunghi per oltre un minuto. Ottimi pescatori grazie al lungo becco a pugnale, ingoiano spesso piume e penne per proteggere le pareti dell’apparato dirigente dalle lische dei grossi pesci. Ma ciò che rende questa specie protagonista della “galanteria” fra gli uccelli acquatici è l’insieme delle complesse cerimonie durante la parata nuziale. |
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Per prima cosa il piumaggio cambia colore e si arricchisce dei caratteristici ciuffi auricolari arancio e nero e dei pennacchi da mettere in bella mostra durante il corteggiamento. La formazione della coppia prevede un numero preciso di posture e rituali particolari e può durare anche qualche giorno fino a quando i due individui decidono di scegliersi e rimanere insieme per tutta la vita. La fase iniziale consiste nell’emissione di richiami effettuata da entrambi i sessi che attirano l’attenzione e manifestano l’intenzione di formare una coppia, poi, una volta vicini, i protagonisti aprono le “danze”. |
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Per diverse volte uno dei partner si tuffa e riemerge dall’acqua osservando l’altro che attende nella appariscente “posizione del gatto” (collo abbassato e ali quasi aperte), in seguito, uno di fronte all’altro eseguono la “danza dello specchio” così chiamata perché consiste in movimenti del collo, torsioni ripetute della testa e inchini fatti identici e in successione da entrambi gli animali. Ma l’apice del cerimoniale avviene con la fase delle offerte; sia il maschio che la femmina si tuffano alla ricerca di alghe da porgere in dono, lo scambio avviene con la “danza del pinguino” uno di fronte all’altro i partner si impennano petto contro petto rimanendo completamente eretti. Ecco, con raffinata eleganza la scelta è stata fatta e verrà rinnovata ad ogni primavera prima dell’accoppiamento. |
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Anche nella costruzione del nido lo stretto legame dello Svasso maggiore con l’acqua viene confermato scegliendo zone riparate fra canneti e cariceti e costruendo un nido galleggiante ancorato alla vegetazione in modo da poter seguire le oscillazione del livello dell’acqua. Il nido è costituito in prevalenza da un accumulo disordinato di rametti nel quale vengono deposte 4-6 uova nella prima covata e al massimo 4 uova nella seconda. Maschio e femmina, assolutamente identici, si alternano sia nella cova che nell’allevamento della prole. Dopo una trentina di giorni le uova si schiudono e i pulcini sono già in grado di tuffarsi e nuotare immediatamente ma seguono i genitori per qualche settimana fino al completo svezzamento. Per sottolineare ancora una volta la loro eleganza, gli svassi ci regalano un bello spettacolo portando a spasso i loro piccoli sul dorso; è facile osservare, in questo periodo le piccole testoline che spuntano fra le ali di un genitore in attesa che l’altro porti loro piccoli pesci. |
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Non bisogna essere esperti ornitologi, né birdwatcher appostati per ore in capanni d’osservazione per vedere lo spettacolo di cui vi ho raccontato; gli svassi sono una specie presente in molti specchi d’acqua anche di piccole dimensioni, ben adattata alla presenza dell’uomo, basta un buon binocolo e un pizzico di pazienza per osservarli in ogni loro particolare quando nuotano lontano qualche metro dalla riva. |
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DOLCE DORMIRE ::.. Così
come noi in inverno diventiamo più pigri e spesso
l’idea di uscire di casa ci
fa “rabbrividire”, lo stesso succede per molte
specie di animali. Il loro
comportamento non è certo dettato, come nel nostro caso, da
una scelta
opportuna ma piuttosto dalla difficoltà
nell’affrontare condizioni ambientali
avverse. Se alcune specie riescono, nei periodi invernali, a far fronte
alle
basse temperature, alla scarsità di cibo, alla riduzione
delle ore di luce e
alla presenza di terreno gelato o coperto di neve continuando nella
loro vita
attiva, altri preferiscono mutare radicalmente abitudini andando in
letargo e
aspettando il ritorno della bella stagione. |
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La
durata del letargo varia in
relazione alla temperatura esterna, in genere inizia nel tardo autunno
(novembre) e si protrae fino a marzo/aprile. Durante questi mesi gli
animali
che cadono in un sonno profondo subiscono veri e propri mutamenti
fisiologici:
la pressione sanguigna si abbassa notevolmente, i battiti del cuore
diminuiscono
la frequenza fino a ridursi a pochi battiti al minuto, la respirazione
rallenta
e la temperatura corporea diminuisce fino a pochi gradi sopra lo zero
(circa
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Questo avviene nelle giornate più miti quando gli alberi e il terreno non sono gelati e permettono ai piccolo roditori di uscire dalle tane alla ricerca di nocciole, ghiande, faggiole e pigne nascoste in precedenza. Il periodico risveglio sarebbe legato anche alla necessità di rimettere in funzione il sistema immunitario e difendersi dall’attacco dei parassiti. Fra i mammiferi più dormiglioni rientrano sicuramente il ghiro, la marmotta e il riccio. Il ghiro prepara un nido ben imbottito dove passerà molti mesi dormendo acciambellato senza mai interrompere il suo sonno. Grazie ai lunghi periodi di riposo annuale, pur essendo un animale molto piccolo, il ghiro è estremamente longevo che può vivere fino a 10 anni. Le marmotte trascorrono il letargo in camere sotterranee imbottite con erba secca e completamente chiuse verso l’esterno. In queste tane dormono gli uni vicino agli altri anche gruppi di 15 individui. Il rivestimento spinoso del riccio non è molto efficace per ripararsi dal freddo pertanto questo animaletto sceglie un ricovero con temperatura e umidità costanti che non abbandonerà fino all’inizio della primavera. Un altro eccellente “dormitore” è l’orso; riparato in una confortevole tana imbottita con foglie, erba e ramoscelli, il plantigrado cade in un profondo torpore. |
| La temperatura del suo corpo rimane pressoché costante garantendogli rapidi risvegli in caso di pericolo. I mammiferi non sono l’unica classe animale che va in letargo, tutti gli esseri a sangue freddo (anfibi e rettili) e alcuni invertebrati (ad es. le lumache e le chiocciole) superano i rigori dell’inverno attraverso una vera e propria ibernazione. Tartarughe, lucertole, serpenti, salamandre, tritoni, rane e rospi rimangono per mesi apparentemente senza vita nella terra sotto uno spesso strato di foglie o rami. Essendo eterotermi modificano la loro temperatura corporea in base alla temperatura esterna, quando fa molto freddo diminuiscono i loro movimenti fino a diventare completamente rigidi. Il letargo non è un fenomeno che sopraggiunge esclusivamente in inverno, nei paesi caldi dove le temperature raggiungono i 50° C gli animali riescono a sopravvivere effettuando un lungo letargo estivo chiamato appunto estivazione, ma questo è un fenomeno molto lontano dalle nostre zone. | |
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